A proposito di Luna e di stelle ricamate nel cielo di Taranto. Quanti giorni non lo so. So solo che ad un certo punto volevo non finisse più.
Perché vedere Taranto in movimento mi fa sempre un certo effetto. Muoversi, incastrarsi tra i vicoli, sinuosa come una musa ispiratrice, la mia città ha saputo vendersi e riprendere fiato. Ancora una volta, con il Medimex.
Dal martedì appuntamento fisso al teatro Fusco, si, hai capito bene tutte le sere, un “gusto” diverso, gratis. Ringrazio la mia fidata guerriera Paola, che scatta come una gazzella per riuscire a farti essere. E pure lei, c’è. C’è sempre.
E poi, in città vecchia, gli “aperitivi” fatti nella piazzetta del Caffè Letterario. Che bello vedere quelle mura riempirsi di racconti senza tempo: tra la musica e tutto ciò che restituisce.
Arriviamo ai tre pomeriggi del Castello Aragonese. Un sole accecante che diventa sempre più pastello su quei mattoni ruvidi che facevano da sfondo. Giovani appassionati, belli come il sole per l’appunto che hanno riempito il cielo di musica nuova. Sara con i suoi Gioielli, ha incantato tutti, e ancora non mi riprendo. Davide Ambrogio con i Backstreet Boys della Taranta, della musica popolare, della Terra, delle radici, delle origini. E poi Sami Galbi, un folle svizzero e il suo fedele compagno anch’esso folle, tra i ritmi indefiniti ma che non riuscivi a respingere.
E poi i big, i main, chiamali come vuoi. Agents of time, che il tempo per un viaggio sonoro l’hanno dedicato. Con i Pet Shop Boys poi, si sfondano porte e portoni aperti. Pezzacci da ballare, tutti, fino a rimanere a bocca aperta tra occhialoni e ledwall da paura.
Una domenica, altro che a mmmmare, perché si inizia presto con il teatro, poi corri a mangiarti una puccia che arrivi poi dalla NYC Redux Band per Ramones che c’hai voglia di metterti quei pantaloni per avere quel carattere. E poi continuare a volare, a prenderti tutto il palco “in faccia” che ti arrivano le sonorità degli Slowdive. Mamma ragazzi con quella brezza leggera leggera, mi avete fatta ondeggiare. Sono arrivata molto lontano, giuro. Poi sono tornata per assaporare quel pazzo indicibile del frontman dei Suede. Che vi devo dire: correva da una parte all’altra, si è buttato tra di noi, una voce che nemmeno nelle accademie musicali e poi il carisma, quello non si compra, non si vende. Boh decidete voi, ma quel Brett Anderson non me lo dimentico più.

